George Lynch – A focus on

George Lynch – A focus on ciao a tutti, benvenuti all’approfondimento del brano ispirato a George Lynch che ho scritto e suonato per voi la scorsa puntata.

Andremo insieme ad analizzare i momenti salienti del breve assolo per assimilarne i contenuti e inserirli nel nostro bagaglio di licks.

Il breve brano, dalle spiccate sonorità anni ’80, si ispira a “Without Warning”, prima traccia dell’album “Tooth And Nail” (1984) della storica band Dokken.

Armonicamente parlando, è piuttosto semplice; ci troviamo in tonalità di La minore, in una tipica progressione Hard Rock dell’epoca: I ; VI ; VII ; IV III ;

Dopo quattro battute di Intro entra infatti una chitarra clean con l’arpeggio che riporto qui sotto:

George Lynch – A focus on l’arpeggio

Possiamo notare come, mentre il tappeto di Synth suona gli accordi, la chitarra clean si limiti a muovere i bassi sopra una triade di La sus2.

Solisticamente, lo stile di George Lynch si distingue per l’uso di vibrati molto ampi (talvolta orizzontali) e veloci slide che spesso sostituiscono i bending come sfumature espressiva. Tipico anche l’uso massiccio di armonici artificiali suonati in maniera molto aggressiva.
A livello di scale non è raro trovarsi di fronte, oltre la classica pentatonica minore, anche l’uso di scale modali come l’eolia o la frigia, ma anche la minore armonica, ed un particolare utilizzo di arpeggi e scale diminuite.

Entriamo nel dettaglio, sezione per sezione:

utilizzo di arpeggi e scale diminuite

La prima parte del solo si apre con alcuni elementi tipici dello stile di Lynch: bending melodici, vibrati ampi, veloci slide e l’uso di note, seconda e sesta, prese dalla scala eolia e aggiunte al box della pentatonica minore.

pentatonica minore

Nella sezione seguente invece troviamo una serie di gruppi irregolari di note, suonati dapprima verticalmente con la classica forma a tre note per corda per poi spostarsi orizzontalmente fino a concludere la sezione con il più classico dei suoi vibrati orizzontali, che altro non è che una serie di slide avanti/indietro intorno alla nota di partenza.

intorno alla nota di partenza.

La terza sezione vede nella prima battuta una serie di pattern melodici ripetuti lungo il manico per poi atterrare su un tipico lick di Lynch in cui, sulla tonica dell’accordo (F), gioca con un intervallo di tritono per creare una tensione risolta poi sulla quinta dell’accordo. L’ultima battuta è composta da un lungo lick formato da un arpeggio di Dm9/13 suonato a gruppi di tre note.

suonato a gruppi di tre note

L’ultima sezione del solo, dopo varie battute (qui riassunte in due soltanto) di armonici artificiali sulla tonica (registrati a tre ottave diverse), si conclude con un interessante lick simmetrico formato dalle note della scala diminuita semitono-tono di La, costruita sull’accordo di Eb a distanza di tritono.

George Lynch – A focus on, il suono:

Dopo aver analizzato l’assolo dal punto di vista tecnico ed armonico, concentriamoci brevemente su come avvicinarci il più possibile al suono che Lynch ha utilizzato nella sua carriera.

Negli anni ’80, come da tradizione per molti chitarristi di quella decade, usava chitarre di forma Stratoide con humbucker al ponte, solitamente Charvel o ESP, testate hi-gain ad alto volume, come le Marshall JCM800 o Super Lead di varie annate (1969, 1973, 1977), ma anche di diversi brand quali Soldano (celebre la sua SLO-100 Snakeskin a cavallo tra gli anni ’80 e primi ‘90) e più avanti negli anni, Randall.

Per quanto riguarda l’effettistica, un largo uso di Reverb e Delay: sempre molto presenti nel mix per creare una lunga coda durante i soli, tipica di quegli anni.

Con l’avvento degli anni ’90, dove nella scena Rock viene meno sia l’eccesso virtuosistico nel suonare, sia i suoni molto processati, non è raro imbattersi in suoi brani dove, in un ritorno agli anni ’70, inserisce distorsori Fuzz ed effetti di modulazione vari quali Vibe, Flanger e Phaser.

Michelangelo Buccolini

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