Jazz trio – di castri, moroni, bagnoli

Highly specialized course

Suonare in trio con i grandi musicisti che hanno fatto la storia del jazz italiano: Dado Moroni, Furio Di Castri, Stefano Bagnoli.

L’apprendimento di un efficace slang interpretativo, che ogni musicista jazz deve saper utilizzare, è frutto tanto di un rigoroso studio accademico, quanto dell’esperienza acquisita nella pratica dell’interplay e dell’improvvisazione.

Di Castri, Moroni, Bagnoli, si intraprenderà un viaggio nella storia del Jazz, unendo rigore e creatività, tecnica e sperimentazione, analisi e istinto, per dare forma alla creatività e alla personalità di ogni esecutore.

FURIO DI CASTRI

Nato a Milano nel 1955, ha vissuto a Buenos Aires, Napoli, Venezia, Torino, Tunisi, Roma, Parigi.
Autodidatta, ha iniziato lo studio della musica con la tromba, poi con il basso elettrico e il contrabbasso. Registra il suo primo disco nel 1973. Nel 1978 si stabilisce a Roma dove inizia a suonare nei gruppi di Maurizio Giammarco e di Massimo Urbani.

Dal 1979 diventa uno dei contrabbassisti italiani più richiesti come sideman e suona a fianco di Chet Baker, Art Farmer, Walter Davis Jr, Jimmy Knepper, Kenny Clark, Al Grey, Franco d’Andrea, Tete Montoliu, Sal Nistico, Enrico Pieranunzi, Dave Samuels.
Negli anni ‘80 è stato partner regolare del quartetto di Enrico Rava e del trio di Michel Petrucciani e ha partecipato a concerti e a tournèe internazionali con Dino Saluzzi, Joe Henderson, Chet Baker, John Taylor, Steve Lacy, Lee Konitz, Paul Motian, Joe Lovano, Pharoah Sanders, Charles Lloyd, Tony Oxley, Daniel Humair, Barry Altschul, John Abercrombie, Cristian Escoudè, Philip Catherine.
Dagli anni ’90 in poi ha suonato accanto a Richard Galliano, Paul Bley, John Surman, John Taylor, Paolo Fresu, Kenny Wheeler, Dave Liebman, Andy Sheppard, John Scofield, Franco Ambrosetti, Antonello Salis, Aldo Romano, Joe la Barbera.
Dal 2000, oltre ad una intensa attività di sideman, si esibisce con propri progetti e si dedica alla composizione di musiche per laboratori orchestrali, performance di danza, produzioni teatrali, installazioni di arte contemporanea, sonorizzazioni di testi letterari e film – tra cui le collaborazioni con Peppe Servillo, Lella Costa, David Riondino, Piergiorgio Oddifreddi, Valter Malosti, Sosta Palmizi, con il Museo del Cinema di Torino.
Negli ultimi 20 anni, continua a collaborare con Uri Caine, Dave Liebman, Rita Marcotulli, Fabrizio Bosso, Dado Moroni, Javier Girotto, Antonello Salis, Gianluca Petrella, Arve Henrikssen, Jon Balke, Andy Sheppard, Nguyen Le, Perico Sambeat, Boyan Zulfikarpasic, Franco Ambrosetti, Eric Vloeimans.

Ha inciso quasi 200 dischi – di cui 20 come leader o co leader – ed ha eseguito concerti e tournèe in tutta Europa oltre che negli Stati Uniti, Canada, Centro e Sud America, Asia, Medio e Estremo Oriente.

Inizia a suonare il pianoforte all’età di 4 anni da autodidatta. Negli anni successivi suona come professionista in diverse parti d’Italia e, all’età di 17 anni, registra il suo primo album e inizia una collaborazione con Tullio de Piscopo e Franco Ambrosetti che dura tuttora.[1]

Negli anni ’80 Moroni si esibisce in Europa suonando in diversi festival e club, portando avanti una lunga collaborazione con il trio del bassista di Duke Ellington Jimmy Woode al Widden Bar di Zurigo. Visto il suo grande talento musicale, all’età di 25 anni viene invitato come unico musicista europeo a far parte della giuria del premio internazionale pianistico Thelonious Monk tenutosi a Washington nel 1987[2]. Tra i membri della giuria vi sono i pianisti Hank Jones, Barry Harris e Roland Hanna.

Nel 1988 inizia una lunga tournée che lo porta a suonare per conto del Dipartimento di Stato Americano con il sestetto di Alvin Queen in sette paesi dell’Africa. Successivamente collabora con Clark Terry e George Roberts alla tournée mondiale organizzata dal governo svizzero per la celebrazione del settimo centenario della Confederazione Elvetica.

DADO MORONI

STEFANO BAGNOLI

La famiglia Bagnoli ha alle spalle una lunga storia jazzistica iniziata a Milano nel 1951, anno nel quale i fratelli Carlo e Gigi fondano una delle prime jazz band italiane (Milan College Jazz Society).

Stefano da decenni è legato artisticamente a Paolo Fresu, alla famiglia Jannacci, a Dado Moroni e Franco Ambrosetti. In epoca più recente anche con Massimo Ranieri e la sua All Star Band “Malìa”, il trio di Marcella Carboni (con Paolino Dalla Porta) e il trio di Dino Rubino (con Marco Bardoscia).

Dal 2012, in veste di talent scout, crea un proprio trio (S.B. We Kids Trio) scoprendo nuovi talenti come Francesco Patti, Giuseppe Cucchiara, Giuseppe Vitale e Stefano Zambon.
Imponente la discografia nella quale, dal 1978 ad oggi, lo ascoltiamo al fianco di Enzo Jannacci, Gianni Basso, Paolo Fresu, Dino Piana, Giorgio Azzolini, Renato Sellani, Franco Cerri, Paolo Tomelleri, Carlo Bagnoli, Dado Moroni, Mario Rusca, Sante Palumbo, Francesco Cafiso, Fabrizio Bosso, Massimo Moriconi, Lee Konitz, Claudio Fasoli, Ares Tavolazzi, Andrea Pozza, Gianni Coscia, Enrico Rava, Bruno De Filippi, Michael Rosen, Mauro Negri, Andrea Dulbecco, Riccardo Fioravanti, Nello Toscano, Paolo Birro, Aldo Zunino, Dino Rubino, Mattia Cigalini, Bebo Ferra, Paolino Dalla Porta, Massimo Ranieri, Nick the Night Fly, Claudio Angeleri, Ornella Vanoni, Umberto Petrin, John Stowell, Don Friedman, Tom Harrell, Bob Mintzer, Marcella Carboni.

Parimenti importanti le collaborazioni d’oltreoceano con Clark Terry, Harry Sweet Edison, Buddy De Franco, Johnny Griffin, Cedar Walton, Bob Wilber, Kenny Davern, Miroslav Vitous, Benny Bailey, Jimmy Woode, Tom Harrell, Al Grey, Sir Roland Hanna, Lee Konitz, Ralph Sutton, Slide Hampton, Curtis Fuller, Bobby Watson, George Garzone, Kenny Werner, Bob Mintzer, Scott Hamilton, Peter Washington, Steve Grossman, Chuco Valdes, Chico Buarque, Sarah Jane Morris, Randy Brecker, Uri Caine, Gil Goldstein e Joe Lovano.

Da anni sostiene un costante e riconosciuto impegno divulgativo sia come docente che come autore di testi didattici, corsi in dvd e libri (narrativa e saggi) sulla batteria e sul Jazz tout court. Brushman, com’è stato affettuosamente definito ormai da anni dalla comunità batteristica, è il soprannome che, con ironia e responsabilità, si porta appresso in quanto specialista nell’uso delle spazzole.

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